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Disegno criminale? Ne ha tutte le caratteristiche. Stanno petrolizzando l’Abruzzo
Inserito: venerdì 01 agosto 2008
di Cecilia Bombardi
29 Lug 2008 ore 12:14
da www.tuttoabruzzo.it

Stanno petrolizzando l’Abruzzo:

nessuno se ne accorge, ma la questione è grave.

petrolioProprio così, nessuno se ne accorge perché il progetto è portato avanti all’insaputa di tutti. Se ne interessa giusto qualche associazione ambientalista, magari perché l’ha scoperto per caso, e tenta di coinvolgere la classe politica locale, che quando non è totalmente ignara, si comporta comunque da totalmente indifferente, adducendo impegni istituzionali più importanti (?).

Invece la questione merita ben più di un pensiero, ma un’attenta valutazione delle conseguenze catastrofiche di questa scelta, quella di trasformare l'Abruzzo in regione petrolifera. Il progetto è datato 2001, ma se n’è avuta conoscenza solo a maggio 2007, quando l’Eni iniziava la costruzione di un centro oli, in altre parole di un impianto di idrodesulfurizzazione del petrolio su 12 ettari tra i vigneti di contrada Feudo di Ortona, ai confini con Tollo, a due passi dal mare.

Si tratta di un Centro Olii, contornato da perforazioni fino a 5 mila metri di profondità per pozzi petroliferi, di cui tre già aperti Miglianico 1, Miglianico 2 e Granciaro. Il tutto su una delle parti più pregiate del territorio di Ortona, tra le più dotate di valori ambientali, di un’economia agricola specializzata di qualità - nota come “colline del Montepulciano”, paragonabili alle colline toscane del Chianti - dove si produce il 70% della produzione viti-vinicola dell’Abruzzo, che da lavoro e ragioni di vita ad oltre cinquemila aziende per lo più a conduzione familiare. Un paesaggio e un panorama collinare-marino d’assoluta bellezza, un territorio che è una risorsa preziosa irrinunciabile.

I rischi ambientali sono evidenti, l’immagine dell’Abruzzo regione verde d’Europa va sempre più sbiadendo, la tutela del paesaggio non si sa dove sia andata a finire, ma quel che è peggio è che le emissioni nell’atmosfera di sostanze nocive, il rischio di inquinamento del terreno e delle falde acquifere (rischio che non possiamo accollarci data la già precaria situazione idrica) potrebbe seriamente compromettere la salute e la stessa vita delle persone che vi abitano. L’idrogeno solforato, prodotto da questi impianti, è infatti velenoso, infiammabile ed esplosivo, un gas letale. Una fuga di questo gas seminerebbe morte.

Allora preoccupiamoci. Sapete qual è lo stato delle concessioni petrolifere in Abruzzo? Ebbene: 18 permessi per trivellare in mare lungo tutte le coste della regione a 5 km dalla costa, 2500 km quadrati di concessioni in mare al costo di 4 euro (sic!) al metro quadro, permessi vari per trivellare a terra. E non basta. La regione Abruzzo ha appena deliberato 9 nuove concessioni minerarie nel mare a favore della compagnia irlandese Petroceltic Elsa.
Abruzzesi, volete farvi avvelenare?

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