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Stanno petrolizzando l’Abruzzo:
nessuno se ne accorge, ma la questione è grave.
Proprio
così, nessuno se ne accorge perché il progetto è
portato avanti all’insaputa di tutti. Se ne interessa giusto
qualche associazione ambientalista, magari perché l’ha
scoperto per caso, e tenta di coinvolgere la classe politica locale,
che quando non è totalmente ignara, si comporta comunque da
totalmente indifferente, adducendo impegni istituzionali più
importanti (?).
Invece la questione merita ben più di un pensiero, ma
un’attenta valutazione delle conseguenze catastrofiche di questa
scelta, quella di trasformare l'Abruzzo in regione petrolifera. Il
progetto è datato 2001, ma se n’è avuta conoscenza
solo a maggio 2007, quando l’Eni iniziava la costruzione di un
centro oli, in altre parole di un impianto di idrodesulfurizzazione del
petrolio su 12 ettari tra i vigneti di contrada Feudo di Ortona, ai
confini con Tollo, a due passi dal mare.
Si tratta di un Centro Olii, contornato da perforazioni fino a 5 mila
metri di profondità per pozzi petroliferi, di cui tre già
aperti Miglianico 1, Miglianico 2 e Granciaro. Il tutto su una delle
parti più pregiate del territorio di Ortona, tra le più
dotate di valori ambientali, di un’economia agricola
specializzata di qualità - nota come “colline del
Montepulciano”, paragonabili alle colline toscane del Chianti -
dove si produce il 70% della produzione viti-vinicola
dell’Abruzzo, che da lavoro e ragioni di vita ad oltre cinquemila
aziende per lo più a conduzione familiare. Un paesaggio e un
panorama collinare-marino d’assoluta bellezza, un territorio che
è una risorsa preziosa irrinunciabile.
I rischi ambientali sono evidenti, l’immagine dell’Abruzzo
regione verde d’Europa va sempre più sbiadendo, la tutela
del paesaggio non si sa dove sia andata a finire, ma quel che è
peggio è che le emissioni nell’atmosfera di sostanze
nocive, il rischio di inquinamento del terreno e delle falde acquifere
(rischio che non possiamo accollarci data la già precaria
situazione idrica) potrebbe seriamente compromettere la salute e la
stessa vita delle persone che vi abitano. L’idrogeno solforato,
prodotto da questi impianti, è infatti velenoso, infiammabile ed
esplosivo, un gas letale. Una fuga di questo gas seminerebbe morte.
Allora preoccupiamoci. Sapete qual è lo stato delle concessioni
petrolifere in Abruzzo? Ebbene: 18 permessi per trivellare in mare
lungo tutte le coste della regione a 5 km dalla costa, 2500 km quadrati
di concessioni in mare al costo di 4 euro (sic!) al metro quadro,
permessi vari per trivellare a terra. E non basta. La regione Abruzzo
ha appena deliberato 9 nuove concessioni minerarie nel mare a favore
della compagnia irlandese Petroceltic Elsa.
Abruzzesi, volete farvi avvelenare?
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